“In Spagna segnare è più facile” – La Caduta di un Mito

      Premessa: credo fermamente che delle cifre possano rappresentare una partita di calcio solo parzialmente, e che ridurre il gioco del calcio ad un semplice confronto di numeri sia quanto di più svilente ci sia per il pallone stesso. Credo però altresì che, se si analizza un intervallo di molte partite, quale può essere ad esempio un’intera stagione, le cifre possano significare qualcosa. Infine, sono fermamente convinto che tutti noi, ogniqualvolta parliamo (non solo di calcio, ma anche di cinema, politica etc…), tendiamo a dimenticare la storia, a piegarla a nostro uso e consumo. Ognuno nella propria testa si costruisce la sua personalissima versione di ciò che è stato affinché questa possa supportare le nostre convinzioni. Ed è per questo, e solamente per questo, che a me ogni tanto piace dare un’occhiata ai numeri degli eventi passati, soprattutto dello sport, per capire quanto io sia oggettivo nell’analizzare le cose.

      Uno dei discorsi che faccio più spesso con il mio gruppo di amici è “Se il Real venisse a giocare in Serie A, non vincerebbe il campionato così facilmente”. Tra le mille motivazioni che vengono tirate in ballo per dare supporto a questa idea, la Regina Madre è sempre e soltanto una: “In Spagna si segna più facilmente”. Le declinazioni di questa affermazione sono molteplici e spaziano fra il “Venissero qua a giocare contro il Frosinone che fa il catenaccio al Matusa” al “Tonelli appena vedrebbe Cristiano Ronaldo gli farebbe un’entrata che gli porta via anche i pantaloncini”. Ma sarà poi vera ‘sta storia? Niente, così l’altra sera ho deciso di darmi una risposta definitiva al seguente quesito: “Ma segnare in Spagna è veramente più facile?” (il lettore si domanderà “Ma non potevi semplicemente guardare Sanremo come tutti gli altri?”. Effettivamente avete ragione pure voi.) Mi ero ripromesso che se la risposta non fosse stata banale ci avrei scritto un pezzo per il Vangelo, ed eccoci qua.

 

Bene, la prima cosa che mi è saltata in mente di fare è quella che avrebbe fatto chiunque: confrontare i gol per partita di Serie A e Liga. Solo che, come vi ho detto, io sono fissato con la storia. Non mi sono accontentato di farlo solo per l’ultima annata, ma sono andato a studiarmi tutti i campionati dal 2003/04. (“Ma se proprio non volevi vederti Sanremo c’erano Le Iene”. Effettivamente avete ragione.) Le cose si capiscono meglio con dei grafici, quindi ecco a voi.

 

Questo grafico ci dice già alcune cose interessanti: che c’è stata una fascia di cinque anni in cui indubbiamente in Spagna si segnava di più (ma occhio, comunque era soltanto il 10% in più), ma che in generale l’affermazione “In Spagna si segna di più” è una grande boiata, almeno per quanto riguarda il calcio moderno (anche se vorrei ricordarvi che dal primo campionato che ho analizzato sono passati ben dodici anni). Bene, più o meno venti anni di discorsi da bar buttati nel cestino con un grafico.

      Mi è bastato questo grafico per intuire che il problema fosse leggermente più complesso di quanto mi aspettassi. Quindi, intuito che il numero di gol fra i due campionati è simile (però non dimenticatevi di quei cinque anni in cui in Spagna si segnava di più), il prossimo passo che credo i più avrebbero fatto sarebbe stato andare a guardare la classifica dei marcatori degli anni analizzati. Forse altri avrebbero deciso di analizzare le stagioni di quei bomber che dall’Italia sono passati in Spagna, o viceversa: questo avrebbe comportato un’analisi dei singoli giocatori, degli ambienti di gioco in cui si sono inseriti, dei periodi storici (ad esempio, pensate solamente a quanto diverse siano le esperienze di Higuain, per i primi due anni in Italia vera dimostrazione del “In Spagna si segna più facilmente”, Immobile, esatto opposto, e Vieri, ira di dio in entrambi i posti. Riuscireste veramente ad estrarne una regola sempre valida?)… Bene, in fondo ero indeciso se guardare Sanremo, Le Iene o scrivere ‘sto pezzo, quindi posso tranquillamente affermare di essere un italiano medio: sono andato a vedermi le classifiche dei marcatori. Ora, non ve le riporto qua per non annoiarvi, ma vi riporto solamente i gol con cui ogni anno sono state vinte.

 

Aspettate, per prendervi per mano ed aiutarvi a seguire lo stesso mio ragionamento vi riporto anche I nomi di chi ha vinto la classifica marcatori in questi anni nei due paesi. Per l’Italia abbiamo Shevchenko, Lucarelli,Toni, Totti, Del Piero, Ibrahimovic, Di Natale, Di Natale, Ibrahimovic, Cavani, Immobile, Toni. Per la Spagna Ronaldo (l’originale), Forlan, Eto’o, Van Nistelrooy, Güiza, Forlan, Messi, Ronaldo (l’altro), Messi, Messi, Ronaldo, Ronaldo. Non notate anche voi un certo elitarismo in Spagna, come se il titolo sia appannaggio delle migliori frecce nell’arco dei migliori arcieri (Real, Barcellona, Atletico)? Non notate invece una certa vena di romanticismo di provincia nell’elenco degli italiani? La sensazione è diventata qualcosa più che tale quando ho deciso di fare altri due grafici (ragazzi, giuro che io cinque minuti di Carlo Conti ho provato a vederli) con il numero di giocatori che hanno concluso l’annata nei primi cinque posti della classifica marcatori, uno per quelli che l’hanno fatto giocando per un club che è finito tra i primi tre in classifica ed un altro per quelli che ce l’hanno fatta giocando invece in un undici che è finito nella parte destra della classifica.

 

      Il grafico che più mi ha impressionato è stato indubbiamente il secondo. Mi ha impressionato a tal punto che sono andato a leggermi cinque o sei articoli su Raul Tamudo, l’unico che è riuscito ad entrare nella seconda classifica in Spagna. Nella stagione 2003/04 Tamudo concluse la stagione al quinto posto della classifica marcatori, segnando 19 gol, di cui 6 su rigore, e trascinando l’Espanyol all’ultimo posto utile per la salvezza. Ora, non voglio entrare in analisi tattiche sul perché i bomber delle cosiddette “piccole” segnino di più in Italia, vi annoierei eccessivamente e questo articolo si trasformerebbe in un capitolo di un libro che dubito peraltro sarei in grado di scrivere. Quello che mi sento invece di farvi notare è l’informazione che i due grafici uniti ci danno, e qui non viene lasciato spazio alle interpretazioni: in Spagna è in atto una vera e propria desertificazione del sistema calcistico (o forse è già avvenuta?). La differenza fra grandi e piccole è aumentata a dismisura, e questo effetto non sembra accennare a diminuire, anzi. La naturale conseguenza di questo ragionamento è il grafico che sto per presentarvi. Arrivato a questo punto, nel momento esatto in cui ho deciso di tracciare il grafico che vedrete ora, non avevo dubbi sull’aspetto che avrebbe avuto. Ho deciso di analizzare i gol fatti dalle cosiddette “big” italiane e spagnole negli ultimi anni. Non me ne vogliano gli amici romanisti e napoletani, ma ho deciso che le due spagnole da analizzare dovevano necessariamente essere Real e Barcellona, mentre le tre italiane che meglio rappresentano, nel bene e nel male, gli ultimi dodici stagioni di pallone nostrano sono Inter, Milan e Juventus.

 

Adoro I piani ben riusciti”. In un colpo solo sono riuscito a dimostrare sia che in Spagna la desertificazione è esplosa e non sembra veramente voler fermarsi sia quello che avevo intuito circa dieci secondi dopo che avevo cominciato a scrivere questo pezzo, e cioè che tutti i gol in più che si segnano in Spagna rispetto all’Italia negli ultimi anni (pochi, basta guardare il primo grafico) sono dovuti quasi esclusivamente all’aumento di segnature di Real Madrid e Barcellona nelle ultime stagioni.

Ok, siamo arrivati fino a qui: ora, a cosa è dovuto questo improvviso aumento di segnature? Questa benedetta desertificazione abbiamo detto, ma è dovuta ad un imbrocchirsi generale di tutti gli undici spagnoli eccetto Real e Barcellona? Per escludere o validare questa ipotesi, ho deciso di analizzare i risultati in campo europeo delle squadre italiane e di quelle spagnole nelle solite stagioni. Mi sono creato un sistema di misura tutto mio: 10 punti se una squadra della nazione vince la Champions, 8 se raggiunge la finale, 6 se raggiunge la semifinale, 4 i quarti e 2 gli ottavi. Inoltre, 6 punti se una squadra del paese vince l’Europa League, 4 se raggiunge la finale, 2 se raggiunge la semifinale ed uno se raggiunge i quarti. Ecco cos’è saltato fuori.

 

      Dunque, assumiamo anche che Barcellona e Real dall’esplosione di gol in qua siano arrivate ogni anno l’una in finale, perdendola, e l’altra in semifinale, totalizzando quindi quattordici punti all’anno (che è più o meno quello che sono riuscite a fare). Ecco, anche ammettendo questo ritmo indiavolato delle due, potete vedere anche voi che la distanza media fra squadre italiane e spagnole negli ultimi cinque anni è di circa una dozzina di punti. Non so se avete già realizzato cosa questo voglia dire: sta a significare che, se leviamo Barcellona e Real, le restanti squadre spagnole hanno ottenuto risultati simili a TUTTE le italiane, comprese Juventus, Milan, Inter etc…Ne possiamo trarre che, sotto sotto, anche queste altre squadre spagnole non siano poi così scarse. Quindi la forbice che c’è fra loro e le prime due della classe deve necessariamente essere dovuta a palese “extraterrismo” (è notte tardi quando sto scrivendo ragazzi, mi sono inventato questo neologismo per tagliare corto) di queste due squadre. C’è un modo per giustificare questo “extraterrismo”? La prima cosa che mi è saltata in testa, come credo a molti: il denaro. Ci sarà qualche correlazione particolare tra il grafico dei fatturati e quello dei gol segnati dalle cinque squadre? A voi I fatturati delle due spagnole e delle tre big italiane di cui sopra.

 

 Non appena ho creato questo grafico (dati presi da Deloitte Football), non sapevo se essere più contento perché tutta la tesi su cui si sarebbe basato il mio articolo era vera (notate anche voi una certa somiglianza fra questo grafico e quelli dei gol segnati per stagione dalle singole squadre?) o essere più incazzato come una iena per come è stato gestito il nostro calcio negli ultimi dieci anni. Purtroppo i dati Deloitte non mostrano il fatturato dei campionati considerati nella loro totalità per tutti gli anni sotto osservazione in questo pezzo, ma vi basti questo dato. Nel 2000-2001, fra le dieci squadre col fatturato più alto al mondo c’erano cinque italiane (alle tre di cui sopra si univano anche Roma e Lazio), tre inglesi, una spagnola ed una tedesca. Oggi, nella Top 20 ci sono nove inglesi, quattro italiane, tre spagnole, tre tedesche ed una francese. Per farla breve, ci siamo fatti doppiare da un movimento che quindici anni fa ci stava dietro (per non parlare di vent’anni fa, quando I nostri campioni andavano a svernare oltremanica) e ci siamo pressoché fatti riprendere (e sorpassare) da una nazione il cui panorama è storicamente sempre stato fagocitato da una sola squadra. Sembra invece palese che il modello spagnolo sia almeno parzialmente bacato, che la scena sia economicamente dominata da due solo squadre (come poi avviene anche nella realtà del campo, ferocia di Simeone permettendo) e che la lega sia ormai totalmente desertificata, come dicevo sopra, portando verosimilmente sempre le solite due a lottare per il titolo. Occhio, perché personalmente ritengo che si sia di fronte ad un cambiamento epocale: una volta, e quando dico “una volta” intendo venti anni fa, non c’era questa differenza fra le due squadre col fatturato più alto d’Europa e le altre, al massimo c’erano una ventina di milioni. Allo stesso modo, non c’era un campionato che fatturava coi soli diritti televisivi quattro volte tanto la seconda lega. Credo che quello dello sviluppo economico del pallone sia un treno da prendere al volo per la realtà italiana, prima di finire per essere considerati alla stregua di leghe meno blasonate (non dico come la belga, ma come la francese sì). Noi avevamo un vantaggio e l’abbiamo bruciato, gli altri potrebbero non essere in futuro stupidi come noi lo siamo stati in passato. Per dirla con parole che fanno molto giovane, “Gli ultimi saranno gli ultimi se I primi sono irraggiungibili”.

 

Quindi, per concludere, l’ultimo grafico, la ciliegina sulla torta: si prendono le classifiche del Pallone d’Oro degli anni analizzati, si attribuiscono dieci punti al paese in cui gioca il primo classificato, nove a quello dove gioca il secondo e via così fino al decimo. La cosa qua diventa ancora più inquietante di quanto possiate immaginare.

 

 

Questo grafico, tradotto in soldoni, sta a significare che buona parte dei campionissimi di questo pianeta giocano al Real o al Barcellona, mentre in Italia abbiamo un numero di campionissimi pari a…zero. Ora, su questo punto io non sono molto d’accordo (seriamente, si poteva tenere Tevez fuori dai dieci migliori giocatori al mondo l’anno scorso?), ma significativo è il fatto che è così che la situazione appare vista da fuori. Ed in tutta questa strada che vi ho fatto fare sta la risposta alla domanda “Ma è vero che in Spagna si segna più facilmente?”: no, non è vero. E’ vero invece che al Real ed al Barca si segna più facilmente, perché sono due squadre di marziani in un campionato con un livello medio come il nostro, tutto qua. Da notare il punto del “livello medio”: in Inghilterra ci sono molte squadre che sia a livello tecnico che economico possono tenere il ritmo di Barcellona e Real, ma la crescita economica della Premier è stata armonica, portando a squilibri di ordini di grandezza minori rispetto a quelli spagnoli ed evitando dunque un’impennata di segnature per una manciata di squadre soltanto.

 

      Dopo tutti questi punti, non mi venite a dire che Real o Barcellona in Italia non farebbero gli stessi gol, per favore. Portatele qua tutte e due, dategli del tempo per ambientarsi e fate sì che abbiano degli stimoli sufficienti e non possano dunque ricorrere ad un turnover eccessivo (se ne portassero qua solo una, probabilmente il campionato si concluderebbe con quattro/cinque giornate di anticipo e tanti saluti alle vagonate di gol). Secondo voi è più facile segnare avendo intorno a sé Bale, Benzema, James, Isco e Modric o avendo i cinque giocatori più forti di una qualsiasi squadra italiana? Mi si obietterà che la Juve l’anno scorso ha cacciato il Real fuori dalla Champions, ma la partita secca è un altro discorso. Nel campionato, alla lunga, i veri valori emergono, le sorprese accadono, certo, ma forse una volta ogni cinquant’anni. Il primo esempio che mi viene in mente è la prima Juventus di Conte: tutti allora erano d’accordo nel dire che la rosa del Milan fosse più forte, ma guardando le cose col senno di poi si vede che la Juve aveva appena imbastito quella che sarebbe stata la difesa più solida dei cinque anni successivi in Europa ed aveva un centrocampo che, quattro anni dopo, verrà addirittura considerato da molti il più forte del mondo. Altro esempio, il Napoli. Oggi tutti sono concordi nel dire che la rosa juventina sia superiore a quella azzurra, giusto? Beh, se il Napoli vincesse lo scudetto (o comunque arrivasse entro i tre/quattro punti dalla vetta), non mi stupirei fra dieci anni di trovarmi lì, sulla tavoletta del cesso, con in mano un album Panini e dirmi “Beh cavolo, questi alla fin fine avevano Koulibaly, che poi è finito al PSG, Hysaj, che poi è finito al Chelsea, Insigne che è andato all’Arsenal, Higuain che era lì fra il Real ed il Bayern…”. C’è per caso anche sola mezza affermazione fra le mie sopra che presa singolarmente vi parrebbe improponibile se il Napoli dovesse continuare così fino a maggio? Credete sia un caso che Higuain abbia cominciato a segnare come segnava a Madrid (e anche di più) proprio adesso che Insigne ha elevato il suo gioco, che Hamsik è stato fortemente sgravato da compiti difensivi, che i difensori avversari debbano tenere d’occhio i tagli di tre giocatori diversi e che ci siano almeno due giocatori in rosa che lo possono mettere in porta ad occhi chiusi?

 

Se ancora non vi ho convinti, provate ad estremizzare il concetto e pensate alle amichevoli estive delle squadre di Serie A contro quelle dilettanti: chiunque scenda in campo per l’undici “titolato”, segna. Perché gli arrivano mille palloni in area, perché è più forte dei difensori avversari etc…Non è che in Spagna si segna più facilmente, è che giocando con gente molto più forte degli avversari si segna più facilmente. Ed è brutto da dire, ma adesso quelli molto più forti ce li hanno quasi tutti loro.

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