A Piermario, riflessioni di una noiosa domenica sera

Scrissi questa lettera una noiosa domenica sera. Era il 14 aprile 2012, Berlusconi e le sue dame avevano ceduto il passo ai grigi tecnicismi del governo Monti, la vicenda dei due Marò iniziava già a nauseare e il mio continuo onanismo mentale mi aveva provocato un periodo di micro-crisi esistenziale. Quella domenica neanche le partite mi avevano risollevato dal tedio praticamente perenne, perché un calciatore di serie B era morto in campo, a Pescara.

 

Non rimasi particolarmente impressionato dalle immagini della morte, avevo già visto quelle di Olembé, Foé, Puerta, il vecchio Curi. Fu la vita di Piermario Morosini, centrocampista del Livorno, a colpirmi. Ne uscì una breve lettera che, dopo quattro anni trascorsi quasi interamente a scrivere, ritengo stracolma di imperfezioni, ridondanze, lacune. E’ proprio questo però che la rende vera, autentica, scritta col cuore. Ve la riposto, buona lettura.


Piermario,

 

Oggi qualcuno ti avrà maledetto, visto che a causa tua milioni di italiani non hanno inebriato di pallone le loro domeniche di tedio assoluto. Io in parte sono tra loro. Per questo ho deciso di buttar giù queste quattro righe.

 

Ti chiami Piermario Morosini e hai più o meno la mia età. O meglio, “avevi”, visto che il tuo cuore non ha più voluto saperne di battere.

 

Nasci in una famiglia normale e cresci esattamente come ho fatto io insieme alla stragrande maggioranza dei bambini della nostra generazione, di una decina di quelle passate e (anche se un po’di meno a dire il vero) di quelle successive: prendi a calci un pallone. Accettando febbri, ginocchia sbucciate, liti, rimbrotti di maestri e professori e le urla di tua madre per i vestiti sporchi dopo i tentativi di recuperare quel Santos da sotto una marmitta Poi però la mamma di cui sopra muore. Seguendo papà che se ne era già andato da un po’.

 

Rimani orfano che hai 15 anni. Un adolescente con due fratelli down.

 

Poco importa. Tu sei forte Piermario. Continui a inseguire quel sogno che rotola adesso nei campetti di provincia, cosicché qualche talent-scout ti nota. Il ragazzo si farà e non ha le spalle strette. E’ un ragazzone grande e grosso. Ma soprattutto forte, così forte da superare anche il dolore del fratello più piccolo che si uccide due anni dopo la morte dei genitori.

 

Superi anche questa e non abbandoni il tuo sogno. Anzi, sai che guadagnando molti soldi potrai pagare le cure di tua sorella. L’unica familiare rimasta che, tanto per cambiare, è molto malata.

 

Sei caparbio Piermario e quando ti adocchia l’Udinese ti convinci che a volte si può essere più forti della sfortuna. Esordisci in serie A e hai l’onore di indossare la maglia della nazionale, anche se l’Under 21. Poi conosci Anna e ti rendi conto che, malgrado tutto, stavi vincendo contro una vita che ti aveva tolto tanto.

 

Accetti con grande professionalità (perché tu sei un grande professionista, Piermario) il trasferimento verso squadre più piccole. Giocare in serie B vuol dire niente nazionale, ma comunque ti fa sentire fortunato rispetto a chi arranca per arrivare a fine mese.

Non hai mai perso l’umiltà, tanto che del prototipo del calciatore-bullo forse hai solo i capelli gellati. Come una persona comune vai a San Siro un mese fa ad ammirare le divinità del calcio. Leo Messi è molto più basso di te, ma dagli spalti sembra un gigante. Lo guardi estasiato sapendo che non sarai mai come lui ma ti senti comunque felice di averlo visto giocare dal vivo.

 

Chi segue il calcio sa che il Livorno non è il Barcellona, ma rimane lo stesso una squadra un po’…speciale. Tu dai l’anima per quella maglia e anche di più.

 

Così una domenica pomeriggio, con quella maglia addosso, improvvisamente cadi. Ti rialzi prontamente ma mica barcolli. Corri. Che sarà mai un dolorino al petto? Ma poi cadi di nuovo. E ti rialzi. E provi a correre. Ma cadi. E stavolta non ti rialzi più. Che non si dica mai che tu non ci abbia provato Piermario. Ci hai sempre provato, sei stato più forte di tutto e tutti.

 

Stavolta però il cuore e forse un’auto dei vigili urbani che intralcia l’ambulanza ti hanno impedito di correre.

 

Ma tu sei sempre forte Piermario. Così forte che oggi nessun tifoso ha ascoltato le liti tra gli allenatori, le polemiche e i sospetti sul calcio-scommese. Oggi si sono fermati tutti. Pensando a te.

 

In Spagna osservano un minuto di silenzio in tuo onore. E Leo Messi guarda verso l’alto, verso di te. Da quella posizione ti è sembrato nuovamente piccolo, vero Piermario? Forse anche più di prima. Ma poi che ne sappiamo noi dove sei adesso? E’ solo quello che ci piace pensare.

 

Pensare che forse, quando da qui passano persone che danno alla vita molto più di quanto essa ha dato loro in cambio, il mondo forse (e dico ancora forse) ne esce un po’meglio rispetto a quello che è oggi.

 

Ciao Piermario. Per me hai vinto anche stavolta. O forse, mi piace pensare così.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...