Youri Djorkaeff – L’uomo che cammina sui pezzi di vetro

      Come tutti, quando penso a Youri Djorkaeff penso a un gol in particolare. A differenza di tutti, quel gol non è la sua famosissima rovesciata contro la Roma, bensì il tocco da due passi che decise la sfida ad alta quota con la Juventus.

La prima cosa che più mi ha colpito riguardando questo video: ma quanto giocava in avanti Zanetti?

      Ricordo benissimo quel giorno: era il 4 gennaio, stavo tornando da una gita in montagna con la famiglia e i miei zii. La partita era la sera, alle 20:30, e io proposi a mio padre e mio zio di fermarci a mangiare una pizza in una birreria e guardarci la partita assieme. Ho sempre provato un piacere particolare a guardare partite con mio padre e mio zio, credo sia dovuto all’approccio diametralmente opposto al mio che hanno di osservare lo svolgimento della gara.

      Mi ricordo benissimo del gol di Djorkaeff, ma ricordo ancora meglio i loro commenti, prati fioriti di lodi per quel dentone brasiliano che, ehi, aveva seminato Montero, resistito a un fallo da dietro da galera di Iuliano e poi aveva detto a quell’algerino (perché scusate, può veramente uno con quella fisionomia e con la nazionalità francese essere figlio di madre armena e padre calmucco-polacco? Credete che un bambino di otto anni potesse veramente essere a conoscenza dei calmucchi? Zizou era algerino, per me doveva necessariamente essere algerino anche Youri) “Senti, per questa volta segna te. Toh, spingi in porta questo cioccolatino già scartato”. Nella mia visione del mondo, loro dovevano per forza avere ragione,  così mi convinsi che quel gol era quasi esclusivamente merito di quell’ira di dio di un brasiliano e cominciai sin da giovanissimo ad assaporare quella gioia sottile che tutti provano nell’esaltare le gesta di chi non ha scritto il proprio nome nel tabellino.

      Quell’affresco, quel Rembrandt di Ronaldo assiso sulle parole di mio zio e mio padre sul tavolone in legno di una birreria, per me è l’essenza di Youri Djorkaeff, più della sua rovesciata contro la Roma, più di Cesari che gli stringe la mano mentre torna a metà campo, più del suo soprannome,“Il Serpente”: Youri era il secondo della classe, Youri era la ragazza carina, simpatica e intelligente, ma forse poco carismatica, che gira sempre con la più bella del liceo. Youri era “Pezzi di Vetro”, la traccia che De Gregori ha voluto sciaguratamente inserire subito dopo “Rimmel” e poco prima di “Buonanotte Fiorellino” in uno degli album più belli della musica cantautoriale italiana. Fosse stato di chiunque altro, quello sarebbe oggi ricordato come il pezzo più bello di quel fortunato cantante. E invece no, viene semplicemente dimenticato dai più fra mille altri capolavori. Allo stesso modo, Youri Djorkaeff resterà per sempre un bellissimo accidente nascosto fra le pieghe dei Ronaldo e degli Zidane.

 Ve la lascio qua, decidete voi cosa farne.

“Niente a che vedere col circo, né acrobata né mangiatore di fuoco, piuttosto un santo a piedi nudi”

      La carriera di Youri può essere rappresentata prendendo la carriera di un qualsiasi campione e facendone il negativo: giocatore simbolo del proprio undici in tenera età e al calare delle proprie capacità fisiche, il Serpente trascorse il fiore dei suoi anni costantemente all’ombra di qualcuno più grande di lui, vero o presunto tale.

Dopo aver mosso i primi passi nel mondo del calcio, allenato dal padre Jean (in passato 48 presenze in nazionale francese), Youri esordisce a soli 16 anni fra le fila del Grenoble in Division 2, la Serie B francese, per poi ritrovarsi capitano della compagine solamente due anni dopo. A Grenoble tutti lo chiamano “Piccolo Mozart”, ma il suo modello è Johann Cruijff: del vate olandese il giovane Youri ha preso la mobilità , in campo non sta fermo un attimo. Alla fine della stagione 1988/89 Youri vince il titolo di miglior giocatore della Division 2 e viene acquistato dallo Strasburgo, anch’essa in Division 2. Questa sarà l’ultima tappa del cammino del giovane Youri in cui sarà lui l’uomo di punta della squadra.

      Un anno e Youri è a Monaco. Nel Principato, in Ligue 1, l’ha voluto l’allenatore, un tale Arsène Wenger, ma gli inizi non sono facili. Quel Monaco è ricordato come la squadra di George Weah, di Rui Barros, il numero 10 appena arrivato dalla Juventus fresco protagonista della vittoria della coppa UEFA della squadra torinese, e persino di Ramòn Diaz, monumento vivente del River Plate con un trascorso da nomade in Italia (Napoli, Avellino, Fiorentina, Inter, 54 gol in Serie A e ruolo da protagonista nello scudetto dell’Inter di Trapattoni), ma sicuramente non di Djorkaeff. A Youri piace molto giocare con quelli più bravi di lui, perché è un ragazzo curioso che adora imparare e “da quelli più grandi si impara in fretta”.

      La finale di Coppa delle Coppe del 1992 che il Monaco perde a Lisbona contro il Werder Brema Youri la passa per settanta minuti a scaldare la panca seduto a fianco di un giovane Lilian Thuram, entrando nel finale al posto di Emmanuel Petit (sì, proprio colui che a Francia ’98 segnò il gol del 3-0 nella finale contro il Brasile).

E’ in questi anni difficili che Youri si conquista il soprannome di “Serpente”. Non perché sia una persona schiva, anzi, Youri è un estroverso, ma per il particolare effetto che riesce ad imprimere al pallone, che sembra muoversi ondeggiando in maniera imprevedibile come il rettile squamoso. “Come riesco a dare quell’effetto al pallone? È una questione di testa, braccia, caviglie: di posizionamento delle gambe. Mi piacerebbe scomporre questo mio gesto nelle varie parti, ma ne mancherebbe sempre una, la volontà”.

      Insieme al nomignolo, si diffonde anche un’altra voce su Youri, che sia egoista. Individualista, si difenderà lui, sono individualista, non egoista, “anche se ho sempre preferito sport individuali come judo o nuoto”. A me piace pensare che in realtà come la gente non sia in grado di capire la natura dei serpenti e li consideri esseri schivi, viscidi ed imprevedibili, allo stesso modo il mondo del calcio avesse paura di un ragazzo di cui non riusciva a cogliere la quintessenza, che non poteva rinchiudere dentro schemi classici (“All’epoca c’era la corsa a trovare l’erede di Platini, c’era il bisogno di avere un nuovo numero dieci. Ma io non volevo avere numeri addosso, semmai ero un precursore, il precursore del nove e mezzo.”), custode di una concezione del pallone così antica da essere quasi moderna (cosa c’è di più moderno del calcio totale di Cruijff?). “Mi piaceva giocare da 8, una via di mezzo fra 6 e 10, essere sempre nel centro del gioco ma avere anche sempre la porta davanti a me, leggere gli spazi, essere in grado di fare male negli ultimi venti metri”. Non a caso nell’azione del gol contro la Juve, Youri è protagonista di un triangolo con Zanetti a sessanta metri dalla porta, e dopo irretisce la retroguardia della Juve con linee di corsa che confondono. Youri sa già dove arriverà quella palla, sa che già che dovrà essere lì.

 

 

Sì, lo ammetto, mi ero dimenticato anch’io di quanto maleducatamente toccasse il pallone Rai. So già che passerò il resto della serata a guardare suoi video.

      E lo sapeva anche quella sera al Parco dei Principi contro l’Auxerre. I cinque anni a Monaco sono volati, Djorkaeff saluta il principato con una coppa di Francia in saccoccia vinta da comprimario nel 1991 e un titolo di capocannoniere della Ligue 1 nel 1994, null’altro. La coppa dei campioni 1994 era sfumata in semifinale contro il Milan, ed il rapporto con Wenger è sempre burrascoso. Ma ormai quello è il passato, Youri ora è il secondo violino del PSG: a quei tempi I parigini sono l’armata di Raimundo Souza Vieira de Oliveira, meglio noto come Rai, attaccante del Brasile aiutato da Ayrton Senna nei Mondiali del ’94. Ed è proprio con Rai che Youri duetta quella sera: tocco d’esterno sublime, movimento repentino, difensori sorpresi, occhi fissi sul pallone. Youri sa già quando cadrà quella palla, la colpisce al volo, ne esce il suo gol preferito. Anche Youri preferisce non ricordar se stesso per quella volta che Cesari gli strinse la mano.

 

 

Youri quell’anno si toglierà la sua prima soddisfazione internazionale, vincendo la Coppa delle Coppe sconfiggendo il Rapid Vienna nella finale di Bruxelles arbitrata da Pairetto. Djorkaeff ha un ruolo molto importante in quella competizione, segnando uno dei suoi gol più belli allo stadio Riazòr in semifinale contro il Deportivo.

      E’ palese che Youri sappia parlare al pallone e questi lo avvisi in anticipo su dove rotolerà di lì a breve: lui è lì, nel posto giusto al momento giusto, ne salta uno, ne salta un altro, arcua il corpo come un serpente e punisce il catino del Riazòr con un destro a giro sul secondo palo.

Cose che mi fanno impazzire di questo video: i cartelloni pubblicitari Estrella Galicia e Liptonic, ma soprattutto il modo dinoccolato con cui cammina Djorkaeff al minuto 1:13 dopo aver segnato. Se si potesse fare un quadro per immortalare una camminata, vorrei avere il quadro di Djorkaeff a La Coruna in camera.

      E’ con gol come questi che Youri si fa notare dalle parti di Milano: l’Inter lo acquista per sette miliardi e mezzo dal PSG, Yuri gioca bene, segna il famoso gol in rovesciata, non vince nulla come al solito, Moratti decide di regalargli Ronaldo dal Barcellona per 48 miliardi. A leggerla così, sembra che Youri sia un giovane che debba ancora esplodere, ed invece no, ha trent’anni.

 

Non sapete quanto tempo io abbia perso a cercare un video che avesse un’inquadratura decente per questo gol. Non l’ho trovato. Credo comunque che questo stop sia una delle tre cose più belle che io abbia mai visto fare a Youri. Seriamente, alla terza partita in casa con una nuova squadra fai una cosa del genere: esiste qualche tifoso che potrebbe non amarti per il resto dei suoi giorni?

      Il rapporto che Djorkaeff ha con Ronaldo è di grande amicizia, ma anche di devozione. A più riprese Youri si dichiarerà innamorato dello stile del Fenomeno, dirà che è il più forte con cui abbia mai giocato, ne tesserà le lodi ad ogni occasione. Youri decide che per uno così vale anche la pena segnare di meno e correre di più.

      Non a caso, nel suo Parco dei Principi l’Inter conquista la Coppa UEFA 1998 battendo tre a zero la Lazio in finale. Che immagine ricordate di quella partita? Esatto, Ronaldo che ipnotizza Marchegiani col doppio passo, lo salta ed appoggia in rete. Molti si ricorderanno anche a gran botta di Zanetti per il 2-0. Nessuna traccia di Youri. Io quella partita l’ho rivista poco tempo fa: fino a quando non è stato sostituito sul 2-0, Djorkaeff è stato il migliore in campo, solo che nessuno se n’è accorto. Forse neanche lui.

      Youri non ha mai vinto un campionato in vita sua, mai. Questo non fa che mettere legna sul fuoco di quelli che dicevano fosse un giocatore incostante, altalenante. La verità è che quel 26 aprile 1998 contro Iuliano non è andato a sbattere il solo Ronaldo, ma anche l’immagine che oggi avremmo potuto avere di Djorkaeff. Ronaldo si rifarà, vincerà un altro Pallone d’Oro, ci ricordiamo di lui come del più forte attaccante degli ultimi vent’anni. Djorkaeff rimarrà invece semplicemente un incompreso che non ha mai vinto un campionato. Youri forse per vincere aveva bisogno di un leader vero, di uno che oltre ad essere più forte di lui con la palla al piede lo fosse anche caratterialmente. Non a caso è con la nazionale che si toglie le soddisfazioni più grandi, quando è il Robin di Batman Zizou.

 

Questa parte di video (minuto 1:55:06) in cui Djorkaeff prende a calci l’immagine della Coppa del Mondo è uno dei dieci video che mi porterei sull’isola deserta. Ogni volta che lo vedo, un sorriso malinconico mi spunta sulle labbra, Non ce la faccio, è più forte di me. Il “A la douche!” che si sente ad un certo punto è poesia.

Non che Youri non avesse fatto già vedere grandi cose con la nazionale (questa ad esempio è la punizione con cui ha letteralmente portato la Francia ad Euro ’96, poi quando anni dopo Figo ne farà una uguale per il 4-3 in Supercoppa Italiana contro la Roma si griderà al genio) ma in quel mondiale fa tutto quello che un grande campione deve fare. Segnare rigori importanti, prendere sulle spalle la squadra quando il leader manca (Zizou venne squalificato per due partite), fa assist per i compagni, corre per dieci.

 

Ah quel tocco d’esterno fuori equilibrio…

      Qual è l’immagine che tutti voi ricordate di quella coppa, oltre il rigore di Gigi Di Biagio sulla traversa? Zizou che alza al cielo la coppa, quella coppa che aveva rischiato di far perdere alla propria nazione per aver camminato sopra un avversario, oppure Zizou che in finale segna una doppietta di testa. Chi ha messo quei palloni così ben tagliati nel mezzo? La risposta immagino la conosciate già.

 

      Cito le pagelle per l’intera competizione delGuerin Sportivo del post- Francia ’98: “Youri Djorkaeff, voto 6,5. Non ha fatto un gran Mondiale. No. Ha corso ovunque, d’accordo, ma non ha mai deciso di persona una partita. Insomma, in una Francia che ha segnato più con le seconde e terze linee che con la prima, beh, da lui ci si aspettava qualcosa di più. Come succedeva nell’Inter.” Adoro questa pagella, perché in poche righe affresca ciò che “gli addetti ai lavori” (cosa vorrà dire poi quest’espressione, mah) pensavano di Youri. “Ha corso ovunque”: c’è modo e modo di correre, e Youri sapeva correre come forse nessun’altro fin quando non è arrivato Iniesta. “Non ha mai deciso di persona una partita”: l’assist per il pareggio di Thuram in semifinale rimane uno dei più belli e decisivi di sempre. Si lascia anche intendere fra le righe che, ehi, questo dannato Djorkaeff dovrebbe spingerla dentro un po’ più spesso questa palla. Effettivamente, 254 gol in 777 presenze per un centrocampista offensivo son pochini. Beata ignoranza.

In tutto questo, mentre Zizou era stato mandato a farsi la doccia, Djorkaeff s’inventa ‘sta roba qua per il 4-0 di Lizarazu (minuto 11:30). Mah.

      Nell’estate 1999 Youri decide che i grandi palcoscenici non fanno più per lui e, affascinato dalla figura di Mister Otto Rehhagel, si trasferisce al Kaisersluatern. Il leader della squadra è Ciriaco Sforza, e a breve Rehhagel sarà sostituito da Andreas Brehme, che Djorkaeff definisce una “persona non bella”. Youri non è il capo nemmeno in Germania.

 

Questo è il punto più alto della carriera di Youri in Germania. Ritorno del secondo turno di Coppa Uefa, Kaiserslautern-Tottenham. Con un gol, il K’lautern la porta ai supplementari, con due passa. E Djorkaeff nel giro di sessanta secondi sessanta s’inventa queste due cose qua. Ed il suo nome non comparirà mai sul tabellino. Pensateci, il tabellino è la cosa più crudele che esista.

Fuggendo da Brehme, Youri fa una sosta di tre anni al Bolton, dove trova ad aspettarlo Jay Jay Okocha. 20 gol, le ultime magie, ma quell’amaro in bocca che non passerà mai nel leggere “Djorkaeff” sempre dopo una “e”. Il Monaco di Weah e Djorkaeff, il PSG di Rai e Djorkaeff, l’Inter di Ronaldo e Djorkaeff, la Francia di Zidane e Djorkaeff, il Bolton di Okocha e Djorkaeff. Youri decide di andare a tirare gli utimi calci in America, dove segnerà il primo gol della storia dei New York Redbulls. Come a Grenoble e Strasburgo, Youri è di nuovo quello per cui la gente paga il biglietto. Finalmente.

 

Mi scuso per la qualità del video, ma dovevo mettervi a conoscenza del fatto che Djorkaeff (minuto 3:30) abbia segnato un eurogol su di un campo con le linee da football americano.

      Youri oggi vive a Gramercy Park. La cosa buffa è che nemmeno lì è quello più forte, quello per cui si fermano i curiosi; lì ha un appartamento anche Julia Roberts. Una volta Youri l’ha trovata in ascensore, le ha detto “Sei sublime”. Chissà che non fosse la stessa cosa che diceva anche a Ronaldo.

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