Breve Elogio del Televideo

Niente da fare, è più forte di me. Sono seduto al tavolo di un locale a Udine per una strana incursione infra-settimanale, il classico locale di Udine che non sai se definire osteria o bar quasi modaiolo per l’uscita del sabato sera. Davanti a me, un piatto di affettati e formaggi, un bicchiere di Cabernet e un libro che parla dell’Uruguay del 1930. Nel tavolo a fianco, due adolescenti di quarant’anni starnazzano e si fanno la stessa foto dieci volte, aggiustandosi ogni volta di nuovo la frangia. La mia capacità di estraniarmi dal mondo è alta, tanto che è ormai qualche minuto che non le sento più, ma qualche strana facoltà extrasensoriale mi fa captare la parola “Benigni”, pronunciata dall’inviato del telegiornale. E’ più forte di me, devo necessariamente alzare lo sguardo verso lo schermo quasi nascosto in alto nell’angolo più lontano della stanza. Il toscano è al funerale di Umberto Eco, ma il contesto per me è del tutto irrilevante. “Maledetto”. In un battito di ciglia, sono stato trasportato in un momento di quattordici anni fa senza avere la benché minima forza di oppormi.

Non ricordo come ho accolto la notizia, mi ricordo solamente un me in fieri, quattordici anni più giovane, seduto sul divano di amici di famiglia, troppo curioso per restare seduto a tavola ed aspettare il dolce. In mano il telecomando, in sottofondo la voce di Pippo Baudo ad intramezzare una stuola di canzoni, gli occhi ipnoticamente inchiodati alla pagina 220 di Televideo. Quella sera c’era la partita più importante dell’anno dopo la finale di Champions League, Inter-Juve. Due delle quattro/cinque squadre più forti d’Europa si giocavano lo scudetto, ma tutto questo ai nostri “amici di famiglia” doveva importare poco, dal momento che non avevano nemmeno Tele+. Ma questo non mi dava particolarmente fastidio, Tele+ non l’avevamo nemmeno a casa nostra e ancora non ero nell’età in cui si usciva con gli amici a vedere le partite. O erano in chiaro in tv, o me le vedevo sul televideo, nei migliori dei casi con la radiocronaca vicino.

televideoLa pagina 220 del Televideo è stata per anni l’unica cosa in cui abbia creduto oltre ai cross in corsa di Beckham, al tiro a giro di Del Piero e al fatto che McManaman arrivasse sempre prima degli altri su di una palla lunga. Mai nulla come la pagina 220 ti portava ad elucubrare teorie sull’andamento dell’incontro: se la partita era ancora sullo 0-0, un giallo preso da una delle due squadre ti faceva immediatamente pensare che quella squadra stesse soffrendo, per non parlare di un cambio anche solo leggermente precoce. Ma il batticuore vero ti prendeva quando una delle due squadre protagoniste della pagina quella sera era la tua squadra. All’inizio della partita, minuti e minuti passati a pensare come i due allenatori avessero disposto i ventidue in campo, “chissà come stanno giocando insieme Assuncao e Nakata”, “ma perché il Parma gioca con Walem e Sousa stasera”. Poi, all’improvviso, la pagina che “salta”, oscurandosi per una frazione di secondo in cui la mente viaggiava e tesseva mille trame diverse, la tua squadra in vantaggio, un rigore sbagliato, salvo poi ricomparire solamente con un nome di più scritto in giallo. E poi di nuovo i cambi, “ma perché ha levato Boksic, boh, forse si sarà svegliato male oggi”, “dai che hanno levato un attaccante per un terzino, li stiamo schiacciando”. Il finale di partita era un continuo aggiornarsi della pagina, un inseguirsi di speranze e, soprattutto, timori, “non a due minuti dalla fine, non contro questi scarsi qua”. Infine la gioia, quando compariva la scritta “2/2” in alto a destra. Anche questa volta era andata, sotto col riepilogo della partita, e finalmente potevi sapere se veramente quel gol Chiesa l’aveva segnato su punizione come te l’eri immaginato, se il nome “Ferrante” era finito sul tabellino per un colpo di testa, previo cross dopo una discesa funambolica sulla fascia di Antonino Asta come credevi, se quel rosso Mendez l’aveva preso per aver steso Nedved dopo una triangolazione con Mancini come era stato nella tua testa.

Ma la pagina 220 probabilmente non era la pagina più crudele del Televideo, anzi, stimolava l’immaginazione di migliaia di italiani ogni sera. La pagina che ti insegnava quanto indifferente la vita possa essere ai tuoi sentimenti era la 229, per gli amici “Brevi Calcio”. “Brevi Calcio” nient’altro era se non una raccolta di notizie sparse che provenivano dal mondo del pallone, riguardanti solitamente squadre estere ma che non attenevano ai campionati d’appartenenza (per quello c’erano già le pagine 295, Premier League, 296, Bundesliga, 297, Ligue 1, e 298, Liga, unico modo di interfacciarsi con il calcio estero nel periodo pre-Internet oltre alle pagine sui campionati esteri del Guerin Sportivo o agli speciali sulle Coppe Europee di Don Balón). La particolarità di questa pagina era il suo essere composta da due o tre parti distinte che si intercambiavano ad intervalli regolari. Un attimo di troppo passato su una delle notizie e tac, si perdeva il giro, per scoprire cosa fosse successo ad Asprilla nel ritiro della Colombia si doveva aspettare un altro paio di minuti. La perdita del giro alla pagina 229 del Televideo era l’arma più crudele che la televisione potesse sfoderare.

televideo-sambOra è tutto troppo facile, si sa tutto da Facebook, e Griezmann oggi è andato di corpo regolarmente e Cristiano Ronaldo ha deciso che cambia shampoo e Pogba si è tatuato Enrico Papi in testa. Una volta dovevi sudarti ogni singola notizia, per restare aggiornato su come si evolvesse la FA Cup dovevi letteralmente controllare le “Brevi Calcio” un paio di volte al giorno. Ho sempre pensato che, un giorno, la pagina 229 si sarebbe vendicata per questo nostro averla dimenticata. E mi ricordo infatti un giorno triste, io e il mio amico Culo di Gomma, famoso meccanico, seduti sul divano a leggere le Brevi Calcio in una pausa dalla classica abbuffata di videogiochi che riempiva le vacanze natalizie. Appresi così la notizia del ritiro di Deisler, uno dei miei pupilli dai tempi dell’Hertha Berlino, gli occhi sbarrati, il telecomando in mano, un brivido gelido lungo la schiena. Penso ancor oggi che quello fosse il modo che la pagina 229 aveva trovato per vendicarsi del fatto che io l’avessi tradita con l’informazione internet, e più ci penso e più sono convinto che quelle poche righe, scritte con quello stile asciutto che riconoscerei fra mille altri, rappresentassero esattamente l’essenza della pagina Brevi Calcio e del Televideo stesso. Non avere mai scattato delle fotografie di qualche notizia eclatante apparsa sulla pagina 229, non so, l’addio al Depor di Pandiani, è una delle cose che rimpiango di più.


televideo (1)Dopo tutto questo, dopo le “Brevissime Altri Sport” alla pagina 299 e la certezza che la relativa pagina Televideo fosse il modo più veloce per sapere i risultati NBA della notte appena trascorsa, dopo la mamma che smetteva di maledire il momento in cui avevi scoperto il Televideo solo quando ti chiedeva di controllare i numeri del Lotto (mi pare fossero a pagina 590, ma ora potrei sbagliarmi), dopo la pagina 206 che tuttora uso per controllare cos’abbiano fatto i miei uomini al fantacalcio ed il Best 11, molto dopo tutto questo dicevo, arrivò il “Giornale dello Sport” su Mediaset alle pagine 240 e seguenti. 20 pagine in cui si riportavano tutte le notizie relative alle squadre di Serie A che ti serviva sapere per essere eletto rappresentante di classe, con tanto di stemma e titolo con colori dedicati per ogni singola squadra. Ricordo ancora di come nelle mie estati ogni tanto controllassi le pagine per vedere quando avrebbero levato la Reggina e messo al suo posto il Venezia, o se l’Hellas Verona l’avrebbero messo prima dell’Inter o dopo l’Udinese. Il lasso di tempo che intercorre tra l’invenzione del “Giornale del Calcio” ed il momento in cui il Televideo ha copiato l’idea (quello che ancor oggi si trova alle pagine 230 e seguenti) fu l’unico in cui, a volte, sentivo quasi di preferire il Televideo Mediaset a quello Rai. C’era anche il live delle partite di Champions alla pagina 223, se non erro, quello la Rai non lo aveva (e non l’ha tuttora). Quando però la Rai decise di aggiornarsi per tenere il passo, quelle pagine mi fecero compagnia durante le colazioni di diverse annate scolastiche. Facevo in modo che i cereali nella tazza e le pagine da leggere finissero nello stesso istante, come faccio oggi con la pizza e la birra.

Che poi, come si fa ad avere nostalgia di una cosa che non è cambiata di una virgola negli ultimi vent’anni? Accendi la televisione e leggiti le Brevi Calcio, mi direbbe un qualsiasi profano. Ma poi scrivendo queste righe mi sono reso conto che non ho nostalgia del televideo, ho nostalgia di quello che il televideo rappresentava, la connessione senza dubbio più veloce con l’universo del pallone estero, a volte l’unica, la voglia di essere informati sulle intenzioni future di Djalminha, di sapere se veramente Figo avrebbe lasciato Barcellona per il Real Madrid di lì a poco, di conoscere il titolo del libro che aveva scritto Alan Shearer. Il televideo rappresentava il sogno di un calcio mondiale che, ora che lo abbiamo, forse ci ha stufato. Forse è proprio questo che più rimpiango del televideo, il fatto che le nuove generazioni non potranno mai capire cos’abbia rappresentato per noi.

download (3)Benigni, dicevo, Benigni durante Juve-Inter. Mi scuso per delle inesattezze che forse ora compierò, ma questo credo sia il primo pezzo che scrivo senza consultare la benché minima fonte, lo sto scrivendo da un posto senza connessione a Internet e forse è giusto così. Benigni arriva ed annuncia che proclamerà Dante, credo la Preghiera alla Vergine. Dal tavolo si alza il padrone di casa, letteralmente in estasi. Dentro di me c’era qualcosa che spingeva affinché io urlassi “Ehi, la Juve ha appena cambiato Davids per Tacchinardi, non posso levare il televideo ora!”, ma ovviamente lo levai, in fondo ero pur sempre ospite e mi è sempre piaciuto ritenermi una persona educata. Quelli che seguirono furono alcuni dei minuti calcistici più lunghi che io ricordi, quella dannata Preghiera alla Vergine, se di quella si trattava, mi sembrò non terminare mai. Tacchinardi era entrato sull’1-1, credo mancassero una ventina di minuti. So che Benigni declamò per almeno una quarantina di minuti. Non finiva più. Applausi, standing ovation, vattene, se ne va. Quando sono di nuovo da solo sul divano riaccendo il televideo, pagina 220. Siamo alla pagina 1/2, la telecronaca, Tudor aveva segnato di testa il 2-1 su punizione e Seedorf aveva pareggiato con una botta pazzesca da fuori. La cosa che mi diede fastidio non fu tanto l’aver perso i gol dal vivo, e nemmeno il non averli seguiti in diretta sul televideo. Quello che mi rode ancora oggi, seduto al tavolo di questo locale con un Cabernet che mi aspetta, il mento reclinato all’insù e l’indice della mano sinistra nel libro per non perdere il segno, è che quella sera, solamente guardando la pagina 220, avrei indovinato esattamente come Tudor e Seedorf avevano segnato.

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