Arbiter Elegantiae

To (Ko)be or not to (Ko)be – Bryant, un’analisi

Adoro sempre ricordare che lui, quel famoso 11 settembre, le Torri Gemelle le ha viste cadere in diretta TV, sudato dalla testa ai piedi. Che c’è di strano, direte voi. La stranezza è che quando le Torri Gemelle sono cadute, a Los Angeles erao le sei di mattina, il che vuol dire che Kobe, a quasi un mese dal raduno, si era alzato alle quattro di mattina per allenarsi. E, come dice Buffa, se c’è un 11 settembre, c’è anche un 12, poi un 13…Kobe lo fa tutti i giorni.

“Scusa Pavel, non volevo”. Tuo, Steve McManaman

Se ci pensi, Pavel, è buffo. Io e te siamo stati così diversi e pure così simili. Ripenso alla mia carriera, accompagnato da un whiskey e da una valigia di rimpianti, e mi rendo conto di come sia stata perfettamente complementare alla tua, come due enormi pezzi di un grande puzzle che si incastrano perfettamente. Chissà come avremmo giocato bene insieme, Pavel.

Matt Le Tissier – I did it my way

Ogni singolo errore viene amplificato via Twitter e Facebook, uno non può andare a bere in un locale che subito la cosa esplode. Sono contento che ai miei tempi non ci fosse stato ProZone (raccoglitore di statistiche sul campo, ndr), ci sarebbero state alcune statistiche veramente interessanti su quanti metri corressi in una partita

Youri Djorkaeff – L’uomo che cammina sui pezzi di vetro

Youri era “Pezzi di Vetro”, la traccia che De Gregori ha voluto sciaguratamente inserire subito dopo “Rimmel” e poco prima di “Buonanotte Fiorellino” in uno degli album più belli della musica cantautoriale italiana. Fosse stato di chiunque altro, quello sarebbe oggi ricordato come il pezzo più bello di quel fortunato cantante. E invece no, viene semplicemente dimenticato dai più fra mille altri capolavori. Allo stesso modo, Youri Djorkaeff resterà per sempre un bellissimo accidente nascosto fra le pieghe dei Ronaldo e degli Zidane.

O Doutor Sócrates – Vincere o Perdere, ma con Democrazia

…Va anzitutto considerato come un giocatore, un giocatore da 300 gol, un centrocampista che danzava sul pallone, un colosso di 1,92, con l’eleganza di una pantera e l’aspetto da rockstar, capace di sfornare colpi di tacco da antologia e giocate strabilianti. Solo successivamente va considerato l’uomo, l’intellettuale che tornava a casa, accendeva un sigaro, metteva su un disco di Gilberto Gil, apriva l’ennesimo whiskey e sfogliava un giornale di sinistra…

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